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1992/2010 - Le nostre mostre
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08.04./ 30.04 |
TRA QUA E LA'
KAORI MIYAYAMA
A cura di Carla Roncato. Presentazione di Tommaso Trini.
Bang delicati
Ma quanto può essere profonda una superficie?
E cos’è una superficie che non ha bordi né confini pur essendo finita?

Queste e altre questioni inerenti alla natura dell’arte sono state sviluppate negli ultimi due secoli. Il piano pittorico e il volume plastico sono stati rielaborati in tutti i risvolti possibili a occhi nudi con mente indagatrice nel corso di innumerevoli avanguardie storiche. L’ottica fotografica e l’immagine á-plat, la sequenza temporale impressionista e la stratificazione cubista, il collage e l’assemblage, la flatness astrattista e il neoillusionismo surrealista, i buchi spazialisti e le impronte corporali, stanno a ricordarci che superficie e forma in arte sono esplose e collassate al pari delle stelle e dei gas nelle nebulose. Un’evoluzione particolare ha avuto lo spazio di mezzo (o frammezzo, interstizio). Mentre i più abbandonavano il quadro per l’azione e la scultura per l’ambiente, altri si addentrarono entro la espansione delle superfici mediante la trasparenza di un grande vetro, o l’effusione cromatica di un blu personale, per dirne alcune. Questo frammezzo costituisce il medium di base di Kaori Myayama. Ne deduco che la giovane artista lavora al centro delle domande che l’arte ancora si pone, quasi che la sua opera risalisse a monte delle passate avanguardie (invece di galleggiare sui loro gas, come fa parte della sua generazione). Artista e studiosa, Kaori crea libri d’artista, tra l’altro: ovvero, in-folio.
Qual è il vantaggio di questa posizione non più postmoderna? Sta nel riconsiderare i propri media e temi alla luce delle nuove conoscenze estetiche e scientifiche intervenute nel frattempo, che fa parte dei frammezzi. Ad esempio, Cézanne non sapeva che la luce è fatta insieme di onde e di corpuscoli.
Può darsi che il titolo “tra Qua e Là” preceda il nostro incontro con la mostra di Kaori.
Che indica, cosa abbraccia? Un vallo, un intervallo, una distanza? Certamente, una direttrice.
Qua e Là (con la maiuscola) sono entità, non confini né bordi. Là è ciò che sta. Qua è ciò che sta.
I nuovi artefatti riuniti da Kaori Myayama in questa mostra sono straordinari – se ci fate caso. Nella dimensione spaziale e temporale di una mostra concepita come environment vediamo panoramiche fotografiche che stanno per pitture e costrutti cartacei più o meno intagliati che stanno per sculture.
E’ una sinfonia di visioni delicate, dai colori tenui e dalla massa quasi trasparente. In tale ambiente, necessariamente ristretto come ogni intervallo, possono succedersi perlomeno tre incontri possibili. L’uno è il “tra Qua e Là” interpersonale, ossia la pausa, quando non il silenzio, fra soggetti diversi –è il tipo di silenzio che in Giappone chiamano MA. E’ su questo complesso argomento che Kaori si è laureata con me a Brera; anzi, sulla “percezione del silenzio tra Giappone e Occidente”. Chi vorrà, potrà saperne di più leggendo la pubblicazione della sua tesi davvero stimolante. MA “definisce una entità fra”, ha scritto l’artista, “un tempo fra due eventi, uno spazio fra le cose, una pausa tra suoni, la relazione fra due persone o anche fra due momenti diversi nell’attitudine di uno stesso soggetto.” Ciò implica un altro intervallo che è proprio di un artista: quello tra vita e arte. Invece di dividerle o mescolarle, Robert Rauschenberg disse una volta che lui lavorava “in the gap between art and life”. Penso che Kaori condivida questa posizione. Dal MA si passa al divario (gap) e da questo si scorre lungo l’inclusione del tutto tondo, sulla sfera delle manifestazioni che girano e tornano di continuo. Le panoramiche espanse presentate da Kaori sono curve per un principio sferico, e tale percezione le rende tanto vere quanto belle. La Terra è una superficie che non ha bordi né confini pur essendo finita. Così sono le visioni di Kaori, che mi rimandano al telescopio: superfici espanse da un globo e dunque globali. Per contro, gli oggetti cartacei producono coriandoli intagliati sotto un microscopio.
In questa mostra osservo vedute fotografiche ampie e dense, simili a tendaggi ondulati.
Mi muovo inoltre fra oggetti opachi cosparsi di ritagli tondi, simili a molecole o corpuscoli.
Kaori Myayama ha studiato e oggi lavora tra due Paesi – il suo e il nostro che in parte sta divenendo suo. Sicché vive in prima persona la condizione delle molteplici differenze tra Oriente e Occidente, come pure partecipa alle loro interazioni crescenti. E’ la velocità di questi scambi che risuona infine nella sua mostra? Parrebbe di sì, visto che l’insieme dei suoi artefatti e delle loro forme configura l’insieme della duplice natura della luce, qua ondulatoria, là corpuscolare. Allora diciamolo, ciò che l’arte di questa validissima artista sottende. Lo direi così: Kaori getta luce tra Qua e Là, senza limiti.
Tommaso Trini
KAORI MIYAYAMA
E' nata a Tokyo, in Giappone, nel 1975.
Laureata in Lettere, specializzata in Antropologia culturale presso l'Università KEIO di Tokyo; Nel 2001 si è trasferita in Italia e ha conseguito il diploma in Pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera di Milano e vinto vari premi in Italia tra cui il "Premio Nazionale delle Arti" organizzato dal Ministero dell'Istruzione (MIUR), Roma (2005), il "Premio Internazionale d'Arte la Colomba", Venezia(2009).
Ha pubblicato alcuni libri in Giappone tra i quali un romanzo “Douwa-monogatari” (La Cronaca della Favola) con l'autore T.Mukoyama, uscito nel 1999 dalla casa editrice Gentosha. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Europa, U.S.A, Brasile e Giappone. Dal 2008 la POLA Art Foundation di Tokyo sponsorizza la sua ricerca artistica e dal 2009 la NOMURA Cultural Foundation. Attualmente vive e lavora fra Milano e Tokyo.
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02.03. |
AUTOCLAVE DI ESTRAZIONI PATAFISICHE
Centro Studi Patadiagnostici Mediolanensi
Presentazione della prima edizione in italiano del
TESTAMENTO
della Fu Sua Magnificenza Dott. I.L. Sandomir
Traduzione a cura di Salvatore Oriolito

“Si premette che L’AUTOCLAVE DI ESTRAZIONI PATAFISICHE si propone in particolar modo quale Patapompa a serbatoio pneumatico per Purissime Estrazioni Patafisiche”. Così recita il documento del “Funzionamento del Centro”, La prima presentazione ufficiale a Milano dell’Autoclave di Estrazioni Patafisiche, il nuovo Centro di Studi Patafisici Mediolanense. Dopo un anno dalla sua fondazione da parte di un gruppo d’artisti, tra cui Marco Baj, (b)ananartista, Romano Baratta, Antonio D’Antonio, Gretel Fehr, Giovanna Feola, Emily Joe, Elisabeth Lanza,, Tania Lorandi, Daniela Lorenzi,, Marco Maiocchi, Gianni Perillo, Antonello Quarta, Giovanni Ricciardi, Carla Roncato, Simone Chiapasco, Aldo Spinelli, Umberto Tesoro, è presentata la prima pubblicazione in italiano del “Testamento” del Dottor Sandomir aprendo così la prima collana di pubblicazioni dell’Autoclave (Collana Omeostasi) la quale conterrà traduzioni inedite di rari o introvabili testi sulla Patafisica.
La traduzione è a cura di Salvatore Oriolito ed edita da Derbylius Edizioni, realizzata in 200 esemplari numerati e timbrati, stampata in tipografia con caratteri mobili composta in monotype e copertina impressa al torchio calcografico con matrice originale a secco.
(Edizione in vendita a € 50,00).
Alla serata è stato ospite d’onore da Parigi THIERI FOULC Rappresentante Ipostatico di Sua Magnificenza del Collège de Pataphysique.
Nel corso della serata è stato presentato il primo volume della seconda collana dell’Autoclave (Collana inEterna), riguardante Costituzione, Funzionamento, del Centro e tutte le prime nomine facenti parte dell’Archivio dell’Autoclave. Pubblicazione in 300 copie numerate.
(Edizione in vendita a € 5,00).
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16.12. |
ANNA SPAGNA
Poesie
Presentazione del volume con interventi di:
Cristina Rossi, Tiziana Zanchi, Maria Pia Bobbioni
Mercoledì 16 dicembre 2009 - ore 19.00
Nell’ambito della mostra ...“LEGGERE/non leggere”... Libro d’artista e oltre, giunta alla settima edizione, viene presentata, in una serata “by and off”, una raccolta di poesie dell’artista Anna Spagna, stampata in 100 copie numerate, da un progetto di “Tecnica Mista”.
Da molto tempo ho scelto di esprimermi anche attraverso la parola, accanto alla mia parte creativa pittorica. Mi fa bene lasciar parlare entrambe le mie anime: quella poetica e quella pittorica. Mi viene in mente Duchamp, che per primo, non si prendeva sul serio!
Anna Spagna
Il raggio di luce offre, nelle diverse epoche artistiche, uno stile di soluzione, un modo di dire, di rivelare allo sguardo del fruitore.
Mariapia Bobbioni
Le poesie di Anna Spagna sono rapide, essenziali, lineari. I suoi lavori ci consegnano immagini rigorose, metafore di paesaggi del pensiero, le parole della sua poesia , lievi e precise...
Cristina Rossi
Nei quadri di Anna dall’apparire di immagini definite, talora già date, trasportate, dopo il prelievo sulla superficie, ad integrarsi in un'unica nuova immagine...
Luciano Caramel
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25.11.09 / 20.02.10 |
"LEGGERE, non leggere"...
...Libro d'artista e oltre – 7a edizione
LA SCRITTURA RIVISITATA
Marco Baj. (b)anana artista. Irma Blank. Salvatore Carbone. Linda Carrara. Angela Caremi. Alberto Casiraghy. Mara Cantoni. Enrico Cattaneo. Pietro Coletta. Gigi Conti. Antonio D’antonio. Luisa Elia. Fernanda Fedi. Gretel Fehr. Giovanna Feola. Raffaella Formenti. Gianantonio Garlaschi. Silvia Giorgetti. Gino Gini. Paola Mirai. Piera Musmanno. Mary Crenshaw. Emili Joe. Anna Lambardi. Elisabeth Lanza. Marialisa Leone. Lauro Lessio. Tania Lorandi. Daniela Lorenzi. Dante Maffei. Kaori Miyayama. Serena Olivari. Daniele Papuli. Guido Andrea Pautasso. Gianni Perillo. Giovanni Ricciardi. Giancarlo Rizzo. Giovanni Rubino. Anna Spagna. Giacomo Spazio. Aldo Spinelli. Umberto Tesoro.
La mostra collettiva giunta alla settima edizione di LEGGERE/non leggere avrà come tema “la scrittura rivisitata”. Il titolo della mostra è stato ideato nel 2003 da Carla Roncato e Guido Andrea Pautasso, amico da sempre, artista e critico d’arte.
Ho chiesto agli artisti del mio mondo e che ruotano attorno alla Libreria Galleria Derbylius di acquistare un libro ad un prezzo simbolico di 1 euro e di riportarmelo trasformato in una opera d’arte.
Così si definisce il percorso ideale della settima edizione di LEGGERE/non leggere: un viaggio nella parola fatta immagine, diventata oggetto di rielaborazione, di re-invenzione, di libera interpretazione da parte di artisti che hanno scelto la parola come ‘materia’ per la loro ricerca e che su di essa hanno costruito un paradigma artistico eclettico e assolutamente imprevedibile.
Qualsiasi declinazione assuma, il recupero della scrittura nella pratica artistica ha necessariamente in sé una componente autoriflessiva, sia perché la scrittura è depositaria per eccellenza della cultura, sia perché essa rappresenta il massimo grado di specializzazione nel processo astrattivo del segno.
La parola trattata come ‘cosa’, lavorata dall’arte come presenza fisica, materiale e corporea oppure come forma assente, incrina l’ovvietà del discorso, lo sconnette e lo riimpagina tramite alfabeti inediti, densi come ogni immagine, la cui decifrabilità smette di essere garantita.
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22.10. / 14.11 |
ALBERTO CASIRAGHY
7777 pulcini, grafiche, disegni, altro.
Presentazione di Arturo Schwarz

Alberto Casiraghy, artista e poeta, inaugura la sua terza mostra personale da Carla Roncato giovedì 22 ottobre alle ore 19,00 con la presentazione di Arturo Schwarz. E’ la seconda mostra nello spazio di via Pietro Custodi, la prima nel 1993 nella sede di Via Dei Piatti. Una selezione di opere dal 1993 ad oggi: quadri, disegni, grafiche, sculture e le immancabili edizioni.
Dal testo di Arturo Schwarz:
… Dal suo primo Manifesto del Surrealismo, Andrè Breton sosteneva che, tra gli altri, la Desbordes-Valmore era surrealista in amore, Poe nell’avventura, Baudelaire nella morale, Rimbaud nella pratica della vita, Mallarmé nella confidenza, Jarry nell’assenzio, Nouveau nel bacio, ecc. A questi nomi vorrei aggiungerne uno nuovo, quello di Alberto Casiraghy dato che penso che sia, senza saperlo, surrealista nella poesia, nella musica, nella pittura, nell’amore, come pastore (con le sue due caprette siberiane) e come editore.
La ragione che giustifica questa mia asserzione è che Alberto, questo “sognatore definitivo” (Breton), ha saputo realizzare quanto esigeva il teorico del Surrealismo: “ci si dia soltanto la pena di praticare la poesia” (il corsivo è di Breton). In altre parole, di viverla, come si dovrebbe vivere l’amore.
Al di là di queste note caratteriali, e venendo più precisamente al segno grafico di Alberto Casiraghy, vorrei segnalare una qualità che pochissimi hanno saputo conservare. Il suo è lo sguardo vergine e stupito del bambino. Sia Arp sia Brancusi avevano osservato che la misura nella quale l’opera emana un’aurea poetica è direttamente proporzionale al grado di infantilità che uno ha saputo mantenere. In proposito mi torna in mente un fatto che mi è capitato. Avevo acquistato da Arp una bellissima scultura intitolata L’idolo dei conigli. Fu vista nel mio studio da numerosi visitatori che, pur ammirandola, si chiedevano cosa rappresentasse. Un pomeriggio venne a trovarmi una cara amica con suo figlio di 7 anni. Vide la scultura ed esclamò subito: “Che bel coniglio”.
Questo sguardo è anche lo sguardo di Alberto Casiraghy. Egli possiede il dono di sapere concretizzare nella sua opera plastica le visioni che scaturiscono nel mondo profondo di una sensibilità che l’età, la scuola, lo stato non hanno neppure scalfito. Così ogni sua composizione è semplice come l’acqua, trasparente come l’acqua, nuda come l’acqua, carezzevole come l’acqua, necessaria come l’acqua, ed emozionante come l’amore.
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29.09. / 10.10 |
PIETRO COLETTA – MARIALISA LEONE
VIAGGI DI MEMORIA
Disegni e sculture
Stefania Ciabo', Pietro Coletta, Marialisa Leone - Scritture Disegni Dipinti Sculture. I dipinti di Marialisa Leone nascono da un corrispondenza in sms con Stefania Ciabo', amica artista danzatrice impegnata in una ricerca di bellezza, gioia e profondita' spirituale. Le immagini dipinte sono atmosfere quotidiane, paesaggi, vegetazione, natura e musica. Immagini condivise dai disegni di Pietro Coletta che sviluppa forme essenziali sospinte dalle ali del vento. Sia Ciabo' che Coletta si avvicinano al pensiero indiano, ad una concezione estetica pervasa da elementi allusivi, visibili e invisibili.
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15.05. / 15.06 |
GIANNI PERILLO
IL GIOCO DI PIERO
Un "GIOCO" sulle possibilità del linguaggio

Il primo approccio per leggere questa mostra di “ritratti” (40 esemp. 30X40 cm.), realizzati con penna BIC su tela, è da cercare nelle corrispondenze e sperimentazioni metalinguistiche degli "Esercizi di stile"di Queneau; il quale gioca sulle possibilità del linguaggio, scrivendo più volte un brano, con differenti figure retoriche, generi letterari.
Con una procedura simile Gianni Perillo individua alcune caratteristiche della ritrattistica di Piero della Francesca, ed in particolare delle opere “Federico da Montefeltro” e “Battista Sforza”(1450) per creare una serie di ritratti. Attraverso un lavoro di decontestualizzazione e riscrittura di ritratti di personaggi del presente riformulati sull'esempio dei dipinti di Piero della Francesca viene analizzata la componente letteraria, storico-artistica in chiave concettuale, mettendo a fuoco una rappresentazione ideale di modelli contemporanei, giocando sulla dicotomia reale-ideale , presenza-assenza.
Un’ulteriore componente, quella percettiva, è determinata dal rapporto con lo spazio.
L'obiettivo è di provocare uno spostamento dello sguardo e lo sfasamento temporale anche nella scelta dell'allestimento delle opere. Infatti, lo spettatore sarà coinvolto nell'esperienza percettiva di ritratti che rimandano a un prototipo icona del Rinascimento , ma senza sfondo paesaggistico, determinando una lettura circolare dello spazio. Si crea, così, un senso di disorientamento nello spettatore, che non riconosce un inizio o una fine in questo rapporto costante tra figura e figura e tra figura e sfondo.
All'inaugurazione del 14 maggio 2009, ore 18.30, della mostra i personaggi ritratti da Gianni Perillo appartenenti al mondo dell’arte e non (critici, artisti, collezionisti, liberi professionisti, attori) saranno presenti, offrendo allo spettatore la possibilità di confronto e di lettura diretta tra il modello reale e quello ideale "messo a nudo " sulle pareti della galleria.

Dall’incontro con la galleria d’arte Derbylius nasce l’idea di una mostra dei ritratti. La prima delle due sale della galleria ospiterà i ritratti a parete ad altezza d’occhio, tenendo uno spazio costante tra ogni ritratto. Nell’altra sala si terrà una presentazione/incontro/evento, i personaggi ritratti saranno presenti in sala ed il fotografo Enrico Cattaneo fisserà sulla pellicola l’avvenimento e l’interagire tra il disegno e il reale.
Verrà realizzato, in seguito, un libro d’artista a testimonianza dell’evento.
Le opere, 40 pezzi, riprendono, massimamente, nella dimensione quella delle due tavolette originali di Piero della Francesca: 30x40 cm.
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Dal 02.03. |
GIFT SHOP
Mostra fotografica di PINO SETTANNI
Opening: lunedì 2 Marzo 2009 – ore 18:30
La galleria Derbylius presenta, lunedi’ 2 Marzo 2009 - ore 18:30, la mostra
“Gift shop” di Pino Settanni, presentata in catalogo da Giampiero Mughimi
Questa volta Settanni con la sua Pentax, gira per i negozi di Souvenir (Gift Shop), nella stazione di Milano, sulle bancarelle di San Giovanni Rotondo, quelle di Roma o di Firenze per reinventare cose (come dice Giampiero Mughimi), che non esistono affatto.
Trasforma riproduzioni di statue classiche e oggetti banali e dozzinali in qualcosa di misterioso e metafisico. Fondoschiena provocanti e Santi in attesa d’acquisto. Sacro e profano, in un bazar che Settanni registra e ripropone in uno spazio , quello di Carla Roncato, abituato a ospitare mostre nient’affatto banali e dozzinali.
Pino Settanni inizia a fotografare nel 1966 nella Puglia in cui è nato. Vive e lavora a Roma dal 1973.
Fotografo difficile da incasellare in uno schema tradizionale, è noto per i suoi ritratti di personaggi famosi ed illustri come Marcello Mastroianni, Robert Mitchum, Federico Fellini, Rita Levi Montalcini, Sofia Loren, per i “Ritratti in Nero”, per la serie dei
“Tarocchi”, quella dello “Zodiaco” e per la serie dei
“Vizi Capitali”.
“L’Alfabeto dei Francesi a Roma”, è stato il primo lavoro commissionatogli da un museo: la
MEP Maison Europèenne de la Photographie di Parigi nel 1996.
Dal 1998 al 2006, fotografa, al seguito dell’Esercito Italiano, citta’ ferite dalla guerra, come Mostar, Sarajevo, Pec, Kabul…
Instancabile sperimentatore, incuriosito dalla magia delle nuove tecnologie, elabora al computer alcune delle immagini dell’Afghanistan regalandoci di quei luoghi, una sua personale e affascinante interpretazione.
Altrettanto conosciute sono le sue elaborazioni grafico-pittoriche, iniziate piu’ di trent’anni fa con la serie dei
“Voligrammi” (diagrammi di volo raccolti poi in un libro edito dalla Nuova Foglio di Macerata e presentato da
Emilio Villa) e dal 1995, con la serie “Archeologia del Futuro” attraverso la quale, mediando fra pittura e
fotografia, immagina come potrebbero essere ritrovate le stampe fotografiche in un lontanissimo futuro.
Nel libro: “La memoria le immagini”, quarant’anni del suo lavoro sono raccontati attraverso una lunga intervista
di Giampiero Mughimi e 150 fotografie.
È invitato alla Quadriennale di Roma per Proiezioni 2000 con un lavoro di grandi dimensioni dal titolo:
Le tre eta’ della donna.
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| 2008 |
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22.10. / 22.12. |
ALDO SPINELLI
“Sei? Yes!”
Dal 1970 esercita l'attività di artista.
Ha presentato le sue opere in 28 mostre personali e oltre un centinaio di collettive in gallerie e musei di tutto il mondo.
Ha creato un’arte personale, basata sul concetto della parola e del numero, sulla grandezza della matematica e sull’universalità della grammatica.
Sperimentare giochi di parole è il suo intento; sbalordire la lateralità del cervello altrui è il suo risultato.
La sua ricerca è in continua evoluzione perché non esiste una fine fine, senza un seguito seguìto.
Colori, lettere, oggetti, materia e intelletto.
Non è il mercato, il successo o chissacché che lo interessa, bensì la costante ricerca, il cambiamento, l’analisi con un poco di sintesi, il gioco che tuttavia non cade mai nel banale.
Nell’occasione verrà presentato il libro “Collezione”, stampato dalla Panini di Modena si presenta come un vero e proprio album delle figurine che raccoglie testi e immagini (in bianco e nero) di alcuni dei lavori dell’artista, i collezionisti potranno completare l’album collezionando le 100 figurine a colori acquistando i pacchetti di figurine a colori stampate da Panini.
Completato il libro d’artista verrà firmato e numerato e dotato di contenitore personalizzato.
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27.06. /
27.09. |
"LEGGERE, non leggere"...
...Libro d'artista e oltre – 6a edizione
UN OMAGGIO A PIPPA BACCA
...: "LEGGERE, non leggere"...
un viaggio che continua attraverso i confini della scrittura, nella sua presenza e nella sua assenza, nel libro d’artista, nel libro oggetto e nell’opera d’arte in quanto tale, un’esposizione collettiva che, giunta alla sesta edizione, riunisce e riassume il lavoro che caratterizza la ricerca di Carla Roncato.
La mostra collettiva da 6 anni riunisce artisti storici e contemporanei che hanno scelto il medium della scrittura per dare vita ad opere insolite ed esperimenti visivi inconsueti; mettendo in relazione le varie tecniche di espressione artistica di ieri e di oggi, cosi come l’uso di materiali alternativi e di diversi linguaggi.
Quest’anno il messaggio di pace lanciato da Pippa Bacca deve continuare silenzioso, per due anni ha partecipato con noi a questa mostra e noi quest’anno gliela dedichiamo.
In una delle due sale della galleria verranno esposte alcune opere che hanno caratterizzato, in parte, la sua ricerca artistica prima del viaggio, il suo verde universo animato da personaggi fantastici realizzati in plastica e foglie.
Nell’altra sala come di consueto la selezione per la proposta 2008 di ...:"LEGGERE, non leggere"..., opere e libri di:
Pippa Bacca, Mirella Bentivoglio, Gianni Bertini, Irma Blank, Salvatore Carbone, Alberto Casiraghy, Enrico Cattaneo, Roberto Ciaccio, Bruno Conte, Luisa Elia, Raffaella Formenti, Vincenzo Ferrari, Gianni Gangai, Francesca Gagliardi, Guido Andrea Pautasso, Gian Antonio Garlaschi, Dan Halter, Tania Lorandi, Daniela Lorenzi, Salvatore Licitra, Ugo Nespolo, Emanuele Magri, Elena Modorati, Marco Paladini, Lamberto Pignotti, Vilma Piparo, Anna Lambardi, Sara Scalas, Anna Spagna, Giacomo Spazio, Aldo Spinelli, Franco Tripodi, William Xerra, Franco Vaccari, Arianna Veneroni, Francesca Vivenza.
Arturo Schwarz e Alda Merini hanno composto una poesia per Pippa, Alberto Casiraghy con le edizioni Pulcinoelefante pubblicherà un libretto con disegni di Giorgia e Luca Dal Lago.
Aperitivo musicale con le “BUBBLE GUM” (coro fondato nel 2005 da Pippa).
Rinfresco offerto da Boxing Catering.
Con il Patrocinio di:

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07.05. / 31.05. |
GIANNI BERTINI
“24 dozzine di ricordi”
Fotografie di Enrico Cattaneo e Frabrizio Garghetti

L’esposizione presenta una serie di opere dal 1956 al 2007 che ripercorrono i 50 anni di attività dell’artista: dall’informale alla mec art, dalla tela
emulsionata degli anni settanta ai lavori attuali corredati dai suoi libri d’artista a tiratura limitata, le riviste ed i cataloghi.
Attraverso le fotografie di Enrico Cattaneo e Fabrizio Garghetti sarà possibile vedere alcuni dei momenti storici vissuti tra Milano e Parigi ed
il suo percorso artistico attraverso i suoi personaggi: le gallerie, i critici e gli artisti che hanno vissuto il mondo di Gianni Bertini.
In occasione della mostra viene presentato un cofanetto contenente i primi 4 quaderni della collana “Due dozzine di ricordi e souvenirs” realizzati
dall’artista:
N. 1 – In memoria di Seb Timpanaro
N. 2 – Il MAC 1949 – 1951
N. 3 – I racconti dell’Annunciata. Cronache parigine 2001 – 2003
N. 4 – Il Vibrillo 1947 – 1951
I volumi sono realizzati in soli 24 esemplari. Impreziositi da una orlografia originale acquarellata e firmata, riportano la riproduzione di
scritti, lettere e inviti tra il 1947 e il 1951.
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20.02 / 30.04. |
DAN HALTER “Never say never”
Mostra a cura di Carla Roncato e P&P.
Catalogo con testi di Francesco Tedeschi e Bettina Malcomess.

Prima mostra in Italia e in Europa del giovane artista Dan Halter, nato ad Harare, nello Zimbabwe, ma da qualche anno operante a Cape Town, in Sudafrica.
L’esposizione consiste in lavori realizzati con l’uso dei diversi media – video, istallazioni, elaborazioni manuali e concettuali - all’interno dei quali si svolge la sua ricerca, toccando motivi che, partendo dalla realtà immediata dell’Africa australe, offrono una lettura di alcune tematiche culturali e geografiche riguardanti le relazioni fra le diverse aree del pianeta in epoca post-coloniale.
La mostra si avvale di un catalogo edito per l’occasione, comprendente le illustrazioni dei lavori che esposti e un testo di Francesco Tedeschi dal quale sono tratti gli stralci seguenti:
“Never Say Never”?
Le opere di Dan Halter tra immagini, mappe e transazioni
(...) Nel suo lavoro emerge una capacità di rileggere alcune delle emergenze sociali ed economiche che caratterizzano la vita del suo paese d’origine, senza che queste vengano però trattate in modo didascalico.
Piuttosto, esse sono il punto di partenza di elaborazioni valide a cogliere un livello simbolico e riflessivo nella lettura del mondo in cui viviamo e dirette a suscitare la possibile funzione catartica che l’oggetto d’arte può svolgere nella realtà, passando dal livello descrittivo a quello rappresentativo. In particolare, tra gli argomenti del suo operare hanno una forza immediata i riferimenti ad alcuni aspetti di una realtà “locale” che ben riflettono questioni di natura “globale”: dai tentativi di riordinare dall’alto l’organizzazione statale, tramite la misurazione e la rilettura della distribuzione terriera, all’abbandono a un’inflazione impossibile da
sostenere, alla continua presenza del virus dell’HIV, tutti problemi che condizionano la vita dei singoli e della collettività del paese africano, insieme con i residui di una difficile fase post-coloniale. Nelle sue opere un ruolo di primo piano hanno alcune mappe dello Zimbabwe da lui composte cucendo insieme frammenti di carta colorata, proveniente dalle banconote del paese, tagliuzzate come carta straccia, da pagine di elenchi telefonici o di libri scelti in relazione a particolari significati attribuiti ai loro contenuti. (...)
Biografia dell’artista
Dan Halter è nato ad Harare, in Zimbabwe, nel 1977. Ha lasciato il suo paese d’origine dopo aver terminato gli studi per recarsi in Svizzera, dove ha partecipato da artista ad un anno di corso alla Schüle für Gestaltung di Zurigo. Nel 2001 si è trasferito in Sud Africa e si è diplomato con successo alla Michaelis School of fine Art della University of Cape Town. Nel 2006 ha avuto la sua prima esposizione personale, intitolata “Take me to your leader”, presso la João Ferreira Gallery di Cape Town. Ha preso parte a numerose mostre collettive, come “Second to None” nella South African National Gallery, “Zeitgenössiche Fotokunst aus Südafrika” al Neuer Berliner Kunstverein (NBK) e “VideoBrasil” a São Paulo nel 2007. Insegna videografia alla Michaelis School of Fine Art, UCT. Nel 2008 svolgerà due periodi come “artist in residence” a Zurigo e a Rio de Janeiro.
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| 2007 |
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20.11.07 /
20.01.08 |
ARTE SCRITTURA IMMAGINE
Vincenzo Accame . Mirella Bentivoglio . Gianni Bertini . Irma Blank . Ugo Carrega . Luciano Caruso .
Giuseppe Chiari . Betty Danon . Vincenzo Ferrari .
Carlo Finotti . Stelio Maria Martini . Lucia Marcucci . Oberto Martino . Eugenio Miccini . Alain Arias Misson . Magdalo Mussio . Michele Perfetti . Lamberto Pignotti . Aldo Spinelli . Arrigo Lora Totino . Franco Vaccari .
Emilio Villa . William Xerra .
Libri d’artista, oggetti e opere d’arte
Freud dice che nei sogni le parole sono trattate come cose. Nello stesso senso si possono intendere quelle parole che entrano a far parte o costituiscono propriamente un’opera, perdendo la propria appartenenza al discorso logico e funzionale per agire come forme e corpi nello spazio.
Questo spostamento di campo dalla parola all’immagine (e viceversa), implica una apertura mentale (del resto Leonardo sosteneva che l’arte in sé e per sé fosse ‘cosa mentale’) che consente una libertà di gioco o, più seriosamente, la possibilità di riattingere a quel grado elementare di significatività della scrittura che connette il segno alla sua radice iconica e al gesto che lo traccia.
Qualsiasi declinazione assuma, il recupero della scrittura nella pratica artistica ha necessariamente in sé una componente autoriflessiva, sia perché la scrittura è depositaria per eccellenza della cultura, sia perché essa rappresenta il massimo grado di specializzazione nel processo astrattivo del segno.
La parola trattata come ‘cosa’, lavorata dall’arte come presenza fisica, materiale e corporea incrina l’ovvietà del discorso, lo sconnette e lo riimpagina tramite alfabeti inediti, densi come ogni immagine, la cui decifrabilità smette di essere garantita.
Ecco che si definisce così il percorso della mostra “Arte scrittura immagine” un viaggio nella parola fatta immagine, diventata oggetto di rielaborazione, di re-invenzione, di libera interpretazione da parte di artisti che hanno scelto la parola come ‘materia’ per la loro ricerca e su di essa hanno costruito un paradigma artistico eclettico e assolutamente imprevedibile.
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10.10 / 10.11. |
WILLIAM XERRA
“Mento a quest’ora”
William Xerra nasce a Firenze nel 1937. Esordisce negli anni '60 con opere informali, tra fumetto e arte meccanica, performances e Pop Art. Dal 1967 approda alla poesia visiva grazie al contatto con il Gruppo '63, e questo particolare aspetto contraddistingue tutta la sua produzione successiva, fino a diventare il suo personale “marchio di fabbrica" all'interno del filone dell'arte concettuale.
Centrale nella sua poetica e' il tema del frammento, iconografico ma soprattutto testuale, di parole scritte e stampate: raccogliere lacerti, brani, rime sparse, schegge di contesti differenti e ricomporli in un tutto diverso e inedito, non in funzione della malinconica nostalgia di un passato perduto, ma in vista di una reinterpretazione attiva, cosciente, pragmatica. E' per questa ragione che, dal 1972 al 1990, molte sue opere sono riunite sotto l'etichetta VIVE, un’espressione tipografica con cui si indica in bozza ciò che, inizialmente cancellato, viene poi recuperato: l'arte e' strumento di recupero di cio' che è normalmente considerato marginale, e che può invece contenere in sé una visione significativa della realtà.
Le più recenti opere, esposte nella mostra da Derbylius, sono raccolte nella serie IO MENTO, di cui diamo di seguito alcuni pareri critici formulati da Gillo Dorfles, Pier Aldo Rovatti, Marco Senaldi, Aldo Tagliaferri, Roberto Borghi.
Dalle cancellazioni alle riaffermazioni (“VIVE”); dalle invenzioni alle contraffazioni; Xerra ha sempre saputo mescolare l’autentico con il fittizio; i relitti gloriosi del passato con le improvvisazioni del presente, usare l’elemento preso a prestito per costruire un originale che era tale solo per chi ne accettasse il compromesso.
Ecco, allora, che questo suo estremo manifesto “IO MENTO” non può stupire. Tanto affermazioni come “Mento sul mio perdono”; quanto quelle come “Mento sulla mia verità” sono autentiche. E non potremmo addirittura convenire che sono tutte sottoscrivibili? Almeno da chiunque abbia il coraggio di guardare in faccia l’epoca che attraversiamo: fatta di falsità e di falsificazioni sociali, politiche, religiose; eppure carica di fermenti che forse domani potranno contribuire alla realizzazione di opere non più menzognere; di opere che corrispondano – come quelle di Xerra – a una loro autonoma verità.
Gillo Dorfles
Esiste comunque un impianto soggettivo di chi in qualche modo dispone di essere bugiardo, ma se stiamo a questo livello, non pensate che abbiamo già ipostatizzato, tenuto ben custodito un concetto di verità che non siamo disposti assolutamente a toccare? Perché se voglio essere bugiardo so quello che voglio e quindi c’è una verità che custodisco nel momento in cui la nego.
Pier Aldo Rovatti
Che cosa dice l’enunciato io mento?
“E’ assolutamente falso rispondere a questo io mento che, se tu dici io mento, in questo dici la verità, e allora non menti, e così di seguito. E’ assolutamente chiaro che l’io mento, malgrado il suo paradosso, è perfettamente valido. Infatti, l’io che enuncia, l’io dell’enunciazione, non è lo stesso io dell’enunciato…” (Jacques Lacan, “Analisi e verità, 1964).
Il “logo” creativo che Xerra appone sulle sue opere più recenti, IO MENTO, sembra andare nella stessa direzione designata con precisione da Lacan. Il problema non è infatti il paradosso, per cui, se uno sta dicendo il vero, allora effettivamente è bugiardo, ma se dice una bugia, dichiarando che “mente”, smentisce se stesso e afferma il vero… Il problema invece è quale “io” sta mentendo effettivamente, se il pronome contenuto nella frase o il soggetto che la dice – come chi, sottoposto a una minaccia, cerchi di dire la verità (“sono minacciato”) con le parole stesse con cui smentisce tutto (“no, va tutto benissimo, nessuno mi sta minacciando…”).
Nell’arte le cose vanno un po’ allo stesso modo: a dire “mento” è infatti in prima persona il quadro stesso, ma ciò significa che il vero e il falso non si affrontano più da contendenti, la loro inimicizia è già oggetto da cartolina-ricordo, giace sotto la stessa lastra di vetro, entro la stessa cornice, di un’arte che “parla da sé”, e che perciò, anche se mente (è illusoria, è un trompe l’oeil, eccetera) disegna il campo stesso di una Verità più sottile e più grande della semplice “esattezza”.
Marco Senaldi
Fingendosi rassegnato alla menzogna, come se, fuori dalla sua opera, qualcuno detenesse la verità e fosse quindi in grado di confutarlo, in realtà Xerra sa bene di trovarsi al sicuro, dato che egli si è trincerato in una posizione di estraneità rispetto alle dispute intorno al vero pur provocandole.
Aldo Tagliaferri
Ammettiamo pure che, per fare arte, un po’di menzogna sia necessaria: dobbiamo comunque riconoscere che, negli ultimi anni, l’entità di quel “po’” si è così dilatata da assumere proporzioni inquietanti. Alla menzogna fisiologica al fare arte – ovvero il processo secondo cui l’arte non riproduce oggettivamente la realtà, ma ne propone una rielaborazione soggettiva, e quindi inevitabilmente falsificata, una mera rappresentazione che pretende però di rivelarne il senso – si è sostituita una menzogna studiata, più artificiosa che artistica, una falsità costruita “ad arte” ma secondo parametri di marketing. In arte non si falsifica più la realtà per trovarne il senso, ma la si abbellisce o la si peggiora solo per riscuotere un consenso da far valere sul mercato. Non può quindi sorprenderci che gli artisti trendy oggi utilizzino un linguaggio pubblicitario ( e spesso, nelle strategie di affermazione dei loro “prodotti”, siano affiancati da pubblicitari che si improvvisano curatori, collezionisti e galleristi d’arte): l’importante è attirare l’attenzione, costruire scandali programmati a tavolino prendendo di mira argomenti di scottante attualità, su cui versare immancabili lacrime di coccodrillo. Questi artisti, secondo un’asserzione contenuta in uno dei manifesti di William Xerra, “mentono sapendo di mentire”. E allora è proprio il caso di mettere a nudo la menzogna che sovrintende ai processi artistici, così come a tutte le dinamiche comunicative che cercano il consenso senza prima aver indicato un senso. Ed è bene farlo proprio con gli strumenti della comunicazione stessa, con il mezzo basilare di ogni strategia pubblicitaria: il manifesto. Per questa ragione, Xerra ha pensato di realizzare delle opere che possano essere stampate e affisse negli spazi solitamente dedicati alla cartellonistica commerciale. Dal momento che la pubblicità – il suo linguaggio, le sue modalità d’espressione – ha colonizzato l’arte, è opportuno che l’arte inizia colonizzare la pubblicità. L’esito potrebbe essere sorprendente: potrebbe anche succedere che, una volta messa a nudo, la menzogna ci riveli una scomoda verità.
Roberto Borghi
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29.05 / 30.11. |
“LEGGERE, non leggere” ...
...Libro d'artista e oltre – 5a edizione
Un omaggio a Luciano Caruso
Irma Blank, Enrico Cattaneo, Vincenzo Ferrari, Salvatore Licitra, Elena Modorati, Guido Pautasso, Marco Nereo Rotelli, Aldo Spinelli.
Testo e presentazione di Giampiero Mughimi.
Inaugurazione martedì 29 maggio ore 18.30
Freud dice che nei sogni le parole sono trattate come cose. Nello stesso senso si possono intendere quelle parole che entrano a far parte o costituiscono propriamente un'opera, perdendo la propria appartenenza al discorso logico e funzionale per agire come forme e corpi nello spazio.
Questo spostamento di campo dalla parola all'immagine (e viceversa), implica un'apertura mentale (del resto Leonardo sosteneva che l'arte in sé e per sé fosse “cosa mentale”) che consente una libertà di gioco o, più seriosamente, la possibilità di riattingere a quel grado elementare di significatività della scrittura che connette il segno alla sua radice iconica e al gesto che lo traccia.
Qualsiasi declinazione assuma, il recupero della scrittura nella pratica artistica ha necessariamente in sé una componente autoriflessiva, sia perché la scrittura è depositaria per eccellenza della cultura, sia perché essa rappresenta il massimo grado di specializzazione nel processo astrattivo del segno.
La parola trattata come “cosa”, lavorata dall'arte come presenza fisica, materiale e corporea incrina l'ovvietà del discorso, lo sconnette e lo riimpagina tramite alfabeti inediti, densi come ogni immagine, la cui decifrabilità smette di essere garantita (fino alla propria sparizione come avviene con Enrico CATTANEO; con una mimesi e una riduzione a gesto energetico nel caso di Irma BLANK; sottolineandone la fantasmaticità e l'ambivalenza nella volontà di Elena MODORATI; riattivata in una pratica combinatoria più specificamente materiale da Salvatore LICITRA, iconica da Vincenzo FERRARI, decisamente concettuale per Aldo SPINELLI e rivista in chiave pop-surreale da Guido Andrea PAUTASSO; oppure attraverso una esasperazione calligrafica che si iscrive nudamente nello spazio nella ricerca di Marco Nereo ROTELLI e che nel lavoro di Luciano CARUSO, riempie con la propria traccia continua lo spazio, costruendo nuove forme).
Ecco che si definisce così il percorso ideale della quinta edizione di LEGGERE, non leggere: un viaggio nella parola fatta immagine, diventata oggetto di rielaborazione, di re-invenzione, di libera interpretazione da parte di artisti che hanno scelto la parola come “materia” per la loro ricerca e su di essa hanno costruito un paradigma artistico eclettico e assolutamente imprevedibile.
IN ONORE DI UN RIBELLE ORGOGLIOSO
E' come una città underground, una città col suo reticolato di strade e piazze e monumenti. Una città struggente da quanto va contro la città ufficiale dell¹organizzazione culturale contemporanea. Una città che ha i suoi príncipi, uomini che fanno da stemma ai suoi diversi quartieri e siti.
Luciano Caruso, morto nel 2002 a 58 anni, è stato uno di quei príncipi.
E anche se lui non avrebbe amato la definizione “underground” che ho appena usato. La città che per quarant'anni della sua vita ha ardentemente contribuito a edificare - la città della poesia visiva, dell'incrocio tra le avanguardie letterarie e pittoriche, della combustione culturale che infiammò gli anni Sessanta -, lui la voleva come una città “off”. Una città che fosse fuori e contro.
Nato nel 1944 nelle montagne del Sannio, Caruso aveva cominciato da napoletano, la città di Pasquale Prunas, di Anna Maria Ortese, di Lucio Amelio, uno dei più grandi galleristi d'arte nell'Italia del secondo Novecento. Visse e finì la sua vita a Firenze, dove s'era trasferito nel 1977. Ogni giorno che Dio manda in terra si alzava alle cinque del mattino a cominciare la sua colluttazione con le arti e con i linguaggi, dalla poesia al saggio colto, dalla pittura al libro d'artista in unica copia, dalla organizzazione di mostre che fanno data alle collane editoriali sulle quali impresse il marchio della sua personalità e della sua passione.
E' gran tempo che a Caruso sia dato l'onore che merita. Evviva la galleria “Derbylius” che ha fatto e fa da antesignana nella messa in valore di un'opera strabocchevole e che esce dai binari, binari di cui Caruso si strainfischiava.
A denominare l'opera di Caruso ho detto saggio, poesia, pittura, libro d'artista. Eppure il termine che meglio si addice al suo lavoro artistico lo aveva coniato lui stesso, e cioè che l'attività artistica fosse una sorta di “gest-azione mentale”. Un insieme di riflessione accorta e di azione spudorata, l'una imprescindibile dall'altra. Più ancora che il risultato conta la tensione verso quel risultato, l'avvicinamento a quel risultato. E difatti le sue opere - i quadri e i libri d'artista esposti alla Derbylius - è come se fremessero, come se fossero in movimento. Sono quadri che non sopportano di essere soltanto quadri, di stare entro a una cornice. Sono
libri d'artista - ai quali talvolta aveva lavorato per anni - che non sopportano di essere soltanto libri, non lo sopportano proprio.
E' singolare che l'omaggio della Derbylius a Caruso avvenga nel novero di una mostra cui Carla Roncato dà come titolo “Leggere”. Bastasse leggerli i libri di Caruso! No, bisogna fare molto di più. Toccarli, tastarli, annusarli. Sono libri che vanno gustati con gli occhi, con le dita, con
l'olfatto. Libri fatti talvolta di sassi e di cortecce d'albero, e che di quelle materie conservano l'asperità, il suono. E mentre la poesia fa da sottofondo, da filigrana, da canovaccio della mente immaginante.
E' stato il lavoro e il lavorìo estenuante di Caruso, di Emilio Villa, di Stelio M. Martini, di Mario Diacono, di Adriano Spatola, gli altri príncipi della città di cui ho detto all¹inizio. E vale per il lavoro di Caruso quello che lui scrisse dei gruppi di avanguardia napoletana di cui lui era stato un protagonista a partire dai primi anni Sessanta. Che quei gruppi avevano fecondato “un corpus imponente, realizzatosi con carnets, manifesti, fogli, foglietti, libri-opera, libri-oggetto, poesie-oggetto, nastri, films, libri, libelli, in copie a stampa o in edizione originale in un unico
esemplare, in cui colpisce il carattere costante di trascrizione, di rimando alle discussioni del collettivo, di antigrazioso, di assoluta materialità e manualità, di rifiuto della Opulizia” tipica del prodotto pronto per il mercato, e in generale di abnorme [S].
Sarebbe da idioti inventarsi un'unica formuletta che valga a cucire l'omaggio a Caruso con l'altra sezione della mostra alla Galleria Derbylius.
Con la sezione che offre lavori di otto artisti contemporanei, da Irma Blank a Aldo Spinelli, da Guido Andrea Pautasso a Elena Modorati, dal fotografo Enrico Cattaneo a Salvatore Licitra, da Marco Nereo Rotelli a Vincenzo Ferrari. Ognuno di loro in quella città sotterranea e struggente di cui ho detto ci vive e ci ha vissuto a modo suo, entrandone e uscendone. Ognuno di loro è al confine tra i generi e i linguaggi artistici quanto lo è stato Caruso. Ognuno di loro non si avvicina al “mercato” a farsene applaudire, e bensì chiede al potenziale lettore o al potenziale acquirente di venire a lui e cercare di capire. Le opere di ognuno di loro sono assieme il frutto
di un calcolo intellettuale e di un'azione. “Leggere”? No, molto di più.
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Giampiero Mughimi
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15.02 / 24.03 |
GUIDO ANDREA PAUTASSO
WORKS AND ABSENCE
(1997-2007)
Giovedì 15 febbraio Giampiero Mughimi svelerà i segreti della ricerca artistica dell’artista. Guido Andrea Pautasso, per l’occasione, forse sarà presente.
«Capovolgete la clessidra e fissate con una rapida occhiata le mie opere.
Grazie ad un improvviso e imprevisto cortocircuito vi troverete in mezzo a dissezioni, a scomposizioni e a ricomposizioni di frammenti di immagini e di lacerti di materiale cartaceo. Sarete incantati da oggetti scartati dalla vita quotidiana e per questo destinati ad appartenere al mondo dei sogni. Viaggerete in una libera costellazione, passando attraverso una pattumiera dell'esistente costituita da nuove icone, da frammenti di pubblicità, da ambigui messaggi erotici e subliminali. Senza perdere tempo sarete al centro di un incrocio disordinato dalla forza straniante, come se faceste parte di una natura morta in cui gli oggetti rappresentati però stavolta sono destinati a prendere vita con nuovi significati. Finirete per essere proiettati in un ipotetico supermarket del piacere, in un'orgia, in un non-luogo dove regnano la casualità e la marginalità.
Queste sono le mie opere, opere che rappresentano desideri e stati dell'essere e che aiutano a rilevare, attraverso l'assenza, il bisogno, o meglio, la necessità di fuggire altrove, di continuare a sognare». |
Guido Andrea Pautasso
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Catalogo, con testo di Giampiero Mughimi, realizzato in 199 copie numerate
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17.10 / 30.12 |
IRMA BLANK
Trascrizioni 1973-1979
Libri, giornali, pagine, registrazioni sonore, documenti
La scrittura come esperienza, del corpo e della mente, che nel consegnarsi all'azione dello scrivere trascende la nostra misura. Irma Blank mette in scena l’annullamento del significato del linguaggio, ed esalta, dandole dignità di autonomia, il corpo della scrittura. Dischiude quello spazio aperto dove la potenza del significare è li, anche se non viene nominata.
La ricerca della Blank si articola in grandi cicli:
Eigenschriften, Trascrizioni, Radical Writings, Denkmuster, Avant-testo e Hyper-Text, News.
In questa mostra saranno esposte opere di piccolo formato del ciclo delle Trascrizioni, caratterizzate dalle differenti impostazioni tipografiche dei testi trascritti.
Nei libri recupera, oltre alla dimensione visiva, la dimensione tattile - leggere con le mani - e quella uditiva: le pagine pergamenate trasmettono le tensioni sonore a chi le sfoglia.
Registra la sonorità del gesto scritturale: "musica scritturale" e dà voce (Summton) alla scrittura silenziosa in una performance di "lettura" alla Libreria di Poesia l'Oca a Roma.
Irma Blank ha presentato grandi opere delle Trascrizioni in mostre personali a Milano, München, Hamburg, Stuttgart, Bolzano, Torino, Bologna, Berlin, Livorno, Roma, New York e Paris e in numerose mostre internazionali fra cui Documenta e la Biennale di Venezia.
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05.10 / 13.10 |
Gian Antonio Garlaschi
BALLS N.1 / N.23
BALLS N.1 / N.23. Sfere su cui le parole del quotidiano si rincorrono in una spirale infinita. Sono fatte di frasi e di sfere le opere di Gian Antonio Garlaschi. Frasi prese dal quotidiano, consumate dall’uso frettoloso e frequente, ripetute qui all’infinito, scritte e riscritte seguendo un moto a spirale, come in un mantra “occidentale” che deve liberare la mente non dai pensieri, ma dai significati logori, superficiali, apparenti.
Lui le chiama semplicemente palle, le sue sfere di legno sulla cui superficie lavorata incide il filo di messaggi rimasti incagliati nella memoria. Palle graffiate in cerchi concentrici con il tratto indelebile dei pensieri ossessivi, quelli che non lasciano spazio a niente altro.
Parole che si ripetono, sempre le stesse, a fermare un ricordo (un punto di ripartenza, ball23), una domanda (c’è qualcosa dentro?, ball1), una traccia raccolta nel tempo delle giornate ordinarie (leggere attentamente le istruzioni prima dell’uso, ball15).
Figura magica, la sfera, quella dal centro equidistante da tutti i suoi punti e considerata, dagli antichi filosofi, espressione del divino. Borges scriveva che "sei secoli prima dell'era cristiana, il rapsodo Senofane da Colofone, stanco dei versi di Omero che recitava di città in città, fustigò i poeti che avevano attribuito sembianze antropomorfiche agli dei e propose ai greci un solo Dio, che era una sfera eterna”. Secondo Parmenide l’Essere è "una sfera perfettamente rotonda, la cui forza è costante dal centro in qualunque direzione". Ed è su questa assoluta perfezione che si imprime il segno della nostra imperfezione, quello che ci rende unici.
Gian Antonio Garlaschi, apprezzato restauratore di libri antichi, ha poca dimestichezza con i discorsi grondanti parole. La sua arte abita spazi dove i silenzi sono necessari. Eppure romperli diventa a volte una necessità altrettanto assoluta. E così, la parola segnata come all’infinito sulle sue balls ritma la musica di un mantra che solca la profondità della materia e dell’animo (questa è solo la superficie, ball22). Quasi un processo di autoguarigione: la frase, nevroticamente ripetuta sulla superficie della sfera, indica il tentativo di recuperare le loss junghiane, le parti di sé andate perdute… come se, ritrovandosi sempre nello stesso punto, si potesse sempre ripartire.
Prima di studiare e diventare un restauratore di libri, Gian Antonio Garlaschi ha lavorato molti anni come custode nei musei milanesi, trascorrendo 8 ore al giorno in piedi e in silenzio davanti alle opere di Fontana, Boetti, Novelli. Di una in particolare si innamora: Il Pendolo di Spagnulo, che deve sfiorare con un dito, prima di andare via. Erano vent’anni fa. Just a goodbay.
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20.09 / 30.09 |
Nel corso della mostra
" LEGGERE, non leggere"
... Libro d'artista e oltre - 4a edizione
VEDO NERO
mercoledì 20 settembre
Intervengono gli autori
Fabrizio Parachini e Guido Andrea Pautasso
Un viaggio attraverso i confini della scrittura, nel libro d'artista, nel libro oggetto e nell’opera d’arte in quanto tale, che quest'anno giunge alla quarta edizione.
Mercoledì 20 settembre gli stessi autori Fabrizio Parachini e Guido Andrea Pautasso presentano Vedo nero, un libro che trasforma ironicamente la parole in un gioco grafico e di immagini.
In Vedo nero la pagina diventa un campo di esercizio visivo e verbale pronto a svelare relazioni e significati inattesi.
Le immagini e le semplici strutture geometrico-linguistiche sono legate da consequenzialità, si ordinano sulla superficie cartacea senza occuparla invasivamente, la loro disposizione è o centrale o periferica, e celebre il bianco ribaltandone il valore trasformandolo in nero.

SCHEDA TECNICA - Vedo nero, 2006.
Una cartella di 13 quartini realizzati in stampa digitale da Fabrizio Parachini, una cartella di fogli di commento in copia fotostatica di Sergio Pautasso,
un testo introduttivo di Guido Andrea Pautasso raccolti in boite di stoffa nera di cm 23 x 32 x 4,4.
Dieci esemplari numerati, firmati e timbrati dagli autori.
Prezzo: € 500,00
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12.07 |
Nel corso della mostra
" LEGGERE, non leggere"
... Libro d'artista e oltre - 4a edizione
Eleonora Fiorani presenta il libro d’artista di Libera Mazzoleni
“ATLANTE DEL MONDO la mappa del potere”
Libera Mazzoleni - è un’artista attiva dagli anni ‘70. Ha partecipato a numerose manifestazioni personali e collettive. Dalla scultura degli anni ’70 alle performance (la danza della gru cieca 1993, MK ULTRA 2004), dalla pittura al video (da CAMP DAVID? 2003 a elementi di biopolitica o dell’esclusione), emerge nella sua ricerca una visione dell’arte intesa come un continuo dialogo con l’esistente.
L’Atlante del Mondo globalizzato potrebbe essere letto allora come oggetto anamorfico, un oggetto che nasce dalla rottura perturbante del familiare e fa vedere altro. Inizia così un altro percorso, un altro racconto che dice l’indicibile, il non figurabile; dice la fine di quella tensione tra Terra e Mondo custodita dai gesti della cura, dice che il Mondo ha soffocato la Terra, che ogni ente può esistere solo nella funzione di mezzo destinato al consumo; con i suoi dettagli in eccesso continuamente ripetuti e distribuiti su una superficie sfigurata apre una fenditura nella narrazione compatta, logica e rassicurante del cammino di civiltà vittoriosamente percorso dall’Occidente.
Libera Mazzoleni. Atlante del mondo. La mappa del potere. Milano, Lupetti, 2006. € 20,00.
Edizione speciale in 50 copie con opera originale numerata e firmata € 250,00.
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15.06. /
30.09. |
" LEGGERE, non leggere"
... Libro d'artista e oltre - 4a edizione
Inaugurazione giovedì 15 giugno ore 18.30
… : “LEGGERE, non leggere”.
Il viaggio, attraverso i confini della scrittura, continua
(nella sua presenza e nella sua assenza), nel libro d’artista, nel libro oggetto e
nell’opera d’arte in quanto tale.
La mostra collettiva da 4 anni riunisce artisti storici e contemporanei che hanno scelto
il medium della scrittura per dare vita a opere insolite ed esperimenti visivi inconsueti;
mettendo in relazione le varie tecniche di espressione artistica di ieri e di oggi, cosi
come l’uso di materiali alternativi e di diversi linguaggi.
Lo storico. Libri e opere: di Aubertin, Mirella Bentivoglio, Gianni Bertini, Tomaso Binga,
Irma Blank, Ugo Carrega, Nicola Carrino, Luciano Caruso, Betty Danon, Mario Diacono,
Vincenzo Ferrari, Eugenio Miccini, Stelio Maria Martini, Maurizio Nannucci, Luciano Ori,
Claudio Parmiggiani, Michele Perfetti, Lamberto Pignotti, Diter Roth, Sarenco, Franco Vaccari,
Emilio Villa.
Il contemporaneo. Libri e opere di: Akronos, Luca Bertolo, Pippa Bacca, Elena Busisi,
Alberto Casiraghy, Raffaella Formenti,, Gianni Gangai, GAP (Guido Andrea Pautasso),
Gian Antonio Garlaschi, Alexandra Gredler, Emili Joe, Salvatore Licitra, Diego Laurocci,
Santi Norma, Emanuele Magri, Libera Mazzoleni, Elena Modorati, Fabrizio Parachini, Sergio Pautasso,
Stefania Pedretti, Paolo Pessarelli, Danilo Premoli, Linda Ronzoni, Federico Simonelli, Anna Spagna,
Giacomo Spazio, Aldo Spinelli, Francesca Vivenza.
Completano il viaggio le nuove edizioni del Gruppo Iceberg composto da Francesca Gagliardi,
Johan Peter Hol, Li Chi Choi, Roberto Ranghieri, Sara Scalas, Carlo Tognolina, Dario Tonaccia,
Arianna Veneroni.
Nel corso dell’esposizione verranno organizzati alcuni eventi, primo dei quali mercoledi 12 luglio
con la presentazione di Eleonora Fiorani del libro d’artista di Libera Mazzoleni
“Atlante del mondo – la mappa del potere”.
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12.04. /
10.06. |
THAYAHT,tra futurismo e art déco
a cura di Carla Roncato
A trent’anni dalla prima mostra milanese di THAYAHT la libreria galleria
d’arte Derbylius espone per la prima volta Milano un nucleo di disegni e
fotografie inediti e dell’eclettico artista futurista.
La mostra focalizza l’attenzione sui forti legami che Ernesto Michahelles,
in arte THAYAHT, ha avuto con l’art decò, la moda parigina, evidenzia la
sua passione per le arti applicate e per il design approfondendo il periodo
che va dagli anni ’20 agli anni ’30.
Artista globale, di mentalità versatile, spirito indipendente e solare,
dandy e naturista, Thayhat si orienta nel suo itinerario creativo, che
inizia già nel corso degli anni Dieci, verso la sperimentazione in
molteplici settori: pittura, scultura, grafica , scenografia, oreficeria e
arti decorative.
Vive le sue esperienze artistiche a contatto con l’avanguardia
internazionale, compie gli studi a Cambridge nel Massachusets, nella prima
metà degli anni Venti collabora con la stilista parigina Madeleine Vionnet.
Le sue creazioni esprimono l’eleganza del gusto déco e la funzionalità
tipica della produzione industriale alle proposte progettuali del Bauhaus
tedesco e delle Werkstatte viennesi.
Gli anni ’20 sono anni cruciali per THAYAHT che lavora su due fronti quello
Parigino, con attività legate alla moda, e quello Italiano sul quale
lavorerà come artista, a Milano nel 1929 nella Galleria Pesaro farà la
mostra che lo consacrerà ufficialmente futurista.
Nel 1920 idea e pubblicizza la tuta presentata in una copia sartoriale da
Derbylius. L’indumento è comodo, igienico, economico, valido per ogni
occasione, la tuta è l’emblema del sintetismo caratteristico di ogni sua
invenzione ed anticipa i modelli costruttivisti.
Nello stesso periodo si interessa al teatro, i suoi costumi dalle linee a
volte tondeggianti a volte decise e spigolose, sono creati solo per diletto
personale, non verranno mai realizzati. Questi acquerelli dai colori vivaci
ritraggono personaggi dalla personalità ben delineata, come ad esempio
accade nel disegno di un malinconico fanciullo, in mostra.
Il legame con stilemi naturalisti è forte nella produzione di motivi per le
arti decorative. Arcobaleni, voli di uccelli e atmosfere solari sono i
soggetti predominanti che avrebbero adornato oggetti che ideati con
l’intento di modernizzare il gusto degli ambienti.
THAYAHT, fra futurismo e art decò sarà arricchita, come di prassi per
Derbylius, dalla presentazione in galleria di libri dell’epoca e sarà
corredata di un catalogo edito da Edizioni Derbylius.
Catalogo a richiesta € 10,00
:: scarica il catalogo
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22.02. /
25.03. |
I am
BETTY DANON
Un libro, una mostra
Presentazione di Mirella Bentivoglio
30 anni di lavoro ininterrotto sul suono e sul segno nelle loro combinazioni grafiche, sonore, concettuali,
visuali e giocose. Poeta visiva, artista concettuale, mail artista, Betty Danon ha tradotto in termini
esistenziali la sua ricerca artistica, trasformandola in riflessione filosofica da una parte, e in pratica
di vita dall'altra.
"Punto e linea", tema ricorrente in tutto il suo lavoro, si rivela la "particella e onda"
della fisica quantistica, e il gioco di parole che nella poesia visuale mette in discussione l'assolutezza della
realtà, diventa invito alla creatività nelle piccole e nelle grandi cose della vita quotidiana.
Arte come vita, vita come arte, nome dei suoi atelier di creatività è anche il titolo
del libro realizzato dalle figlie per ricordarne il lavoro e il messaggio, a quattro anni di distanza
dalla sua partenza per Rainbowland, il magico mondo di poesia di Betty Danon.
Una mostra antologica, la prima dopo la sua scomparsa, che vuole illustrare attraverso le sue opere,
i suoi libri in copia unica e a tiratura limitata, la sua ricerca artistica.
Betty Danon è nata a Istanbul, in Turchia, nel 1927. Approda a Milano nel '56 e, fra tante cose,
si occupa di design di gioielli e si interessa di simbologia Junghiana. Quest'ultima ispira i suoi primi lavori,
che risalgono al '69. Nel '70 prima mostra personale. Più tardi scopre l'importanza del "suono",
come origine di tutte le cose – lavora molti anni sul suono e segno – usando spesso il rigo musicale
come supporto per le sue opere.Partecipa a varie mostre personali in Italia e all'estero, e a molte mostre
collettive internazionali. Tra queste prende parte a due mostre speciali della Biennale di Venezia (78-80).
Un bel giorno scopre il "Paese dell'Arcobaleno", simbolo poetico del "luogo altro" –
pretesto per varcare la soglia del magico e dell'assurdo – insieme alla gioia di "giocare" con gli
altri. Riceve per anni arcobaleni da tutte le parti del mondo, prima di partire per Rainbowland nell'aprile del 2002.I suoi lavori sono oggi al Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto – dove è custodito anche il suo archivio –, presso The Museum of Modern Art di New York,
nel dipartimento di Rare Books della Ohio State University, negli archivi Sackner, e in musei e biblioteche di più di 25 nazioni di tutto il mondo.
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| 2005 |
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12.12 |
IRMA BLANK
sign and sound
intervengono alla presentazione
DARIO BORSO, GILLO DORFLES, MILLI GRAFFI, GIORGIO ZANCHETTI
La collana sign and sound consta di otto piccoli libri d'artista
contenenti un mini-cd ciascuno e raccolti in cofanetto.
Essa abbraccia un percorso di ricerca intorno al segno pre-linguistico che
si è snodato dal 1968 ad oggi. Il passaggio cruciale dal nulla all'essere vi
è esperito per piccole variazioni, per slittamenti progressivi del significante
che corrono in parallelo su due binari estremi: dal vuoto al segno, dal silenzio al suono.
Sicché il lettore è guidato quasi per stazioni in un'avventura creativa che giocando sui
tasti della riduzione, della ripetizione e dell'accumulo assume infine i tratti di una piccola
cosmogonia portatile.
Irma Blank ha allestito più di 50 mostre personali tra l'Europa e gli Stati Uniti.
Ha inoltre partecipato a mostre prestigiose quali la Biennale di Venezia, Documenta di Kassel,
Bienal di S.Paolo, Quadriennale di Roma, ed esposto in luoghi canonici come il Centre Georges
Pompidou di Parigi, la Bibliothèque Nationale di Parigi, la Biblioteca Nazionale di Firenze,
il Folkwang Museum di Essen, il Museum of Modern Art di New York, il Kunstmuseum di Düsseldorf,
l'University of Art & Design di Yamagata-Tohoku, la Casa del Mantegna di Mantova.
L'opera è edita da Il ragazzo ubiquo
e distribuita da Myto records
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FLUXUS e dintorni
Le opere. I libri. I documenti.
Eric Andersen, Ay-O, Al Hansen, Giuseppe Chiari, Philippe Corner , Dick Higgins,
Joe Jones, Geoffrey Hendricks, Allan Kaprow, Alison Knozlesmm, George Maciunas, Jackson Mac Low,
Walter Marchetti,Chahlotte m Nam June Paik, Takako Saito, Caroline Schnenamm, Mieko (Chieko) Shiomi,
Gianni Emilio Simonetti, Ben Vautier, Emmett Williams, Robert Watts.
L'appellativo "Fluxus" fu concepito nel 1961 negli Stati Uniti durante una serata musicale
organizzata da Maciunas, fondatore del movimento e della rivista omonima.
Il progetto mirava alla fusione di tutte le arti, rispettandone comunque specificità di medium
e di funzione (abolita dunque ogni distinzione tra categorie fisse come arti visive, musica,
teatro, letteratura, ma anche tra arte colta e popolare, arti maggiori e minori).
Più che un movimento che ha elaborato modi espressivi ben definiti, Fluxus è un atteggiamento
nei confronti della vita un tentativo di eliminare ogni separazione tra esistenza e creazione
artistica.
L'happening che ne segnò la storicizzazione del gruppo fu quello tenuto a Wesbaden nel 1962.
Uno dei movimenti artistici più ludici e variopinti della storia del mondo dell'arte che ancora
oggi continua ad essere presente.
La mostra si articola partendo dai documenti con i quali gli esponenti si esprimevano, dai dollari
Fluxus di Bob Watts ai manifesti collettivi Flux Fest Kit e Flux Fest Sale, di Maciunas i manifesti
come la Flux Toilet per arrivare ai violoncelli di Charlotte Morman e alle chitarre di Giuseppe Chiari.
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08.10 / 15.11 |
RIVISTE D'ARTISTA
Una mostra, un libro, un confronto
A cura di Carla Roncato, Giorgio Maffei, Patrizio Peterlini.
Presentazione del libro "Riviste d'arte d'avanguardia.
Gli anni Sessanta/Settanta in Italia" Di Giorgio Maffei e Patrizio Peterlini
- Edizioni Sylvestre Bonnard, Milano 2005.
Conversazione con i protagonisti, gli autori, i critici, interverranno:
Daniela Palazzoli, Franco Vaccari, Gaetano Delli Santi, Amedeo Martegani,
Giorgio Maffei, Patrizio Peterlini, Marco Bazzini - Centro Pecci, Prato.
Le riviste d'arte d'avanguardia riconducibili al fenomeno dell'esoeditoria
(termine che indica tutto ciò che sta "fuori" dall'industria editoriale, per scelta o per necessità)
si presentano come fogli malamente stampati in bianco e nero sbiadito o ciclostilato su carta povera,
con un raro uso del colore, di imbarazzante inconsistenza fisica, di dubbia o inesistente distribuzione.
Si tratta di tutte quelle esperienze editoriali autogestite, autofinanziate e autonome che hanno prodotto
oltre ai periodici anche libri, plaquettes, cataloghi, manifesti, volantini ecc.
Le riviste hanno sempre svolto un ruolo fondamentale negli sviluppi del sistema dell'arte contemporanea,
sia come strumenti d'informazione critica dell'attività delle gallerie, sia soprattutto come battaglieri
momenti di riflessione teorica e di promozione artistica dei gruppi e degli ambienti d'avanguardia.
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26.05 / 30.09 |
" LEGGERE, non leggere"
... Libro d'artista e oltre - 3a edizione
"LEGGERE, non leggere"
, un viaggio che continua
attraverso i confini della scrittura, nella sua presenza e nella sua
assenza, nel libro d'artista, nel libro oggetto e nell'opera d'arte
in quanto tale, un'esposizione collettiva che, giunta alla sua terza
edizione, riunisce e riassume il lavoro che caratterizza la ricerca
di Carla Roncato.
I libri di Mirella Bentivoglio, Irma Blank, Ugo Carrega, Eugenio
Miccini, Luciano Ori, Luca Patella, Michele Perfetti, Arrigo Lora
Totino, Franco Vaccari, William Xerra; i libri-opera di Luciano
Caruso, Stelio Maria Martini e Lamberto Pignotti.
La serie completa delle "Sibillae" di Emilio Villa: Jerico,
Ginestra e Quaedam Horroris, una edizione del 1980 composta da tre
poesie realizzate su lastra di piombo in soli 10 esemplari.
La poesia concreta brasiliana con le pubblicazioni della "Collana
Signos" diretta da Haroldo De Campos, con libri di Affonso
Avila, Arnaldo Antunes, Augusto e Haroldo De Campos.
I libri a tiratura limitata di Gianni Bertini, Roberto Ciaccio,
Mario Diacono, Emilio Isgrò, Maurizio Nannucci, Ugo Nespolo,
Arturo Schwarz e Lucio Del Pezzo, Vincenzo Ferrari e Alik Cavaliere.
Gli artisti del contemporaneo attraverso le opere di: Mariolina
Amato, Loriana Castano, Simonetta Ferrante, Francesca Gagliardi,
Gianni Gangai, Emanuele Magri, Gianni Martini, Greta Matteucci,
Elena Modorati, Santi Norma, Johan Peter Hol, Li Chi Choi, Fabrizio
Paracchini, Guido Pautasso, Pippa Bacca, Roberto Ranghieri, Sara
Scalas, Anna Spagna, Giacomo Spazio, Matteo Straccia, Carlo Tognolina,
Dario Tonaccia, Piero Varroni, Arianna Veneroni, Francesca Vivenza.
Nel corso dell'esposizione verranno organizzati alcuni eventi,
primo dei quali giovedi 16 giugno, con la performance musicale di
Stefania Pedretti, che presenterà il secondo Quaderno d'artista
edito da Derbylius.
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11 maggio |
Da "le improbabili iniziative
di Iceberg"
15 scatole
Francesca Gagliardi / Johan Peter Hol / Li Chi Choi / Roberto Ranghieri
/ Sara Scalas / Carlo Tognolina / Arianna Veneroni.
Gli artisti di Iceberg nel tentativo di uscire dal luogo comune
della "collettiva" hanno progettato un'opera da realizzare
e allestire insieme.
Dalle "tracce" di un precedente allestimento è
nata l'idea di fare un multiplo di 15 scatole per avere la possibilità
di ripensare in quelle "tracce" le ragioni della continuità
e della permanenza di un evento passato in quello presente.
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Dal 7 al 30 aprile |
GIACOMO SPAZIO: Selected Ambient Words
Da 25 anni è immerso nel magma sonico-artistico.
Ha costretto gli Afterhours a cantare in italiano.
Ha messo Hitler sotto sale.
Un suo quadro è appeso in una canzone dei LaCrus.
Il suo remix per i Casino Royale era odiato dalla band ma oggi è oggetto di culto.
I critici hanno per lui una sola definizione: artista controverso.
Ospitato da Decoder.
Rifiutato da The Wire.
Amato dalla Staalplaat.
Esibito al Museum of Modern Art di Tokyo.
A tre anni dall'ultima personale, esibisce i suoi lavori recenti.
Terza mostra personale da Derbylius.
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Dal 24 febbraio al 30 marzo
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STELIO MARIA MARTINI
L'oggetto poi/etico
Stelio Maria Martini vive e lavora a Napoli ed è uno dei protagonisti dell'avanguardia poetica italiana.
Nel 1962 Martini aveva pubblicato i suoi primi poemi-collages nella plaquette "Schemi" riconosciuta come
la prima pubblicazione italiana di ciò che presto si divulgherà come "Poesia visiva".
"Neurosentimental" di Stelio Maria Martini viene considerato il primo romanzo italiano di immagini e
parole, viene composto nel 1963 e compare parzialmente nel n. 2 dell'aprile del 1965 della rivista
"Linea Sud", viene pubblicato nel 1974 in autoedizione in 100 copie e nel 1983 dalle Edizioni Morra di
Napoli.
In mostra da Derbylius per la prima volta a Milano un corpus di collages originali del 1963 realizzati
per "Neurosentimental" e una raccolta di opere dal 1998 al 2002 corredate da libri, cataloghi, riviste e
manifesti.
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| 2004 |
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giovedi 16 dicembre
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Nell'ambito della mostra: UGO NESPOLO
libri e cinema
ALDA MERINI - UGO NESPOLO
"Eternamente vivo" - lettura di poesie
Nell'ambito della mostra "UGO NESPOLO - libri e cinema" in corso da Derbylius sino al 30 dicembre 2004, riprendono gli appuntamenti dello spazio "By and off" con la poetessa Alda Merini .
La sua prima raccolta di poesie è "La presenza di Orfeo" che viene pubblicata da Arturo Schwarz nel 1953.
Conosce Ugo Nespolo nel 1997 e da allora ha pubblicato dieci raccolte di poesie.
La più importante e significativa è sicuramente rappresentata dal libro "Eternamente vivo" che segna la nascita di questo rapporto editoriale.
Viene pubblicata nel 1998 dalla Stamperia d'arte l'Incisione in 130 copie, con cinque poesie inedite di Alda Merini e sei serigrafie di Ugo Nespolo racchiuse in un contenitore di plexiglass.
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Dal 26 ottobre al 30 dicembre 2004
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UGO NESPOLO
libri e cinema
Ugo Nespolo ha sempre vissuto l'arte come un gioco, trasformando l'opera in un giocattolo per adulti, con la straordinaria forza di coinvolgere e unire i contenuti semantici estetici e culturali.
Un artista che ha saputo approfondire e sviluppare tutte le forme possibili di espressione.
La mostra da Derbylius vuole approfondire l'opera di Ugo Nespolo attraverso i suoi libri d'artista dagli anni '70 ad oggi, corredati (nel possibile) dai suoi cataloghi: dalla sua prima mostra personale del 1966 alla galleria Il Punto di Torino, alla recente esposizione tenuta a Mosca e S. Pietroburgo.
La passione di Ugo Nespolo per i libri in esposizione sarà evidenziata attraverso i suoi quadri-libro e le sue librerie, "inedite", create per contenere libri preziosi, per poterli vedere esposti come in una vetrina da museo, per poterli consultare come in una biblioteca.
Dal 1966 Nespolo si è occupato anche di cinema sperimentale ed è autore di numerosi cortometraggi presentati in Italia e all'estero.
In mostra da Derbylius una sala sarà dedicata a questo lato dell'artista.
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23 settembre 2004
Secondo evento nell'ambito della mostra: |
" LEGGERE, non leggere "
... libro d'artista e oltre
Eleonora Fiorani presenta il primo volume della Collana " Quaderni d'artista " di Derbylius "
Il costume rituale contemporaneo " di EMANUELE MAGRI
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30 giugno 2004
Primo evento nell'ambito della mostra: |
" LEGGERE, non leggere "
... libro d'artista e oltre
Presentazione del libro di Rabindranath Tagore edito dalla Casa Editrice A Oriente!: Canzoni.
Si tratta di un volume rilegato in tela con un formato di cm. 17x24, di pagine 88 con testo
originale a fronte in lingua bengali e 9 tavole a colori con allegato un CD musicale.
Traduzione di Urmila Chakraborty, prefazione di Giuliano Boccali, canzoni prodotte da Arup Kanti Das,
edizione a cura di Anna Schoenstein.
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Dal 17 giugno al 30 settembre 2004
Seconda edizione di: |
" LEGGERE, non leggere "
... libro d'artista e oltre
Enrico Baj, Mirella Bentivoglio, Luciano Caruso, Ugo Carrega, Alberto Casiraghy, Loriana Castano, Enzo Cucchi, Dangelo, Fernanda Fedi, Simonetta Ferrante, Vincenzo Ferrari, Francesca Gagliardi, Gianni Gangai, Gino Gini, Hans Hermann, Daniela Lorenzi, Greta Matteucci, Eugenio Miccini, Maurizio Nannucci, Emilio Isgrò, Emanuele Magri, Ugo Nespolo, Fabrizio Parachini, Claudio Parmiggiani, Guido Pautasso, Anna Santinello, Giacomo Spazio, Arturo Schwarz.
" LEGGERE, non leggere ", un viaggio attraverso i confini della scrittura
utilizzata in arte nella sua presenza e nella sua assenza, nel libro
d'artista, nel libro oggetto e nell¹opera d¹arte in quanto tale. Una
esposizione collettiva che riunisce e riassume il lavoro che caratterizza
la ricerca di Derbylius.
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Dal 6 al 29 maggio 2004
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Arturo Schwarz
" 1954-2004 Cinquanta anni di arte e scrittura a Milano "
Arturo Schwarz è nato ad Alessandria d'Egitto il 3 febbraio
1924. Storico dell'arte, saggista , poeta e conferenziere , è
autore di importanti opere sul surrealismo e il dadaismo; ha inoltre
scritto libri e numerosi saggi sulla Kabbalah, sul tantrismo, sull'alchimia,
sull'arte preistorica e tribale, sull'arte e la filosofia dell'Asia.
Con la mostra " Omaggio a Marcel Duchamp " inaugura nel maggio del
1954 a Milano in Via Sant'Andrea la Libreria Galleria Schwarz. Dopo
le esperienze del carcere e del campo d'internamento, Arturo Schwarz,
surrealista da sempre, laureato in filosofia alla Sorbona di Parigi,
si stabilisce definitivamente a Milano nel 1949. Nell'aprile del 1952,
avvia un'attivit&eagrave; editoriale (conclusasi nel 1959) e pubblica,
tra gli altri, testi di A. Breton, A. Einstein, D. Guèrin,
M. Nadeau, P. Naville, B. Pèret e L. Trotsky. Importante anche
il posto che la poesia occupa nella sua attività editoriale.
Vengono pubblicati, tra gli altri, testi di R. Carrieri, F. Fortini,
E. Isgrò, M. Luzi, A. Merini, E. Pagliarani, A. Porta, S. Quasimodo,
R. Sanesi e G.Ungaretti. Dal 1954 nella sua libreria, che nel 1961
si trasforma in galleria, presenta (spesso èla prima mostra
italiana) i protagonisti del Dadaismo e del Surrealismo, così
come i nomi più significativi delle avanguardie storiche, mentre
allestisce anche mostre degli artisti più vitali delle avanguardie
del dopoguerra. Tra i saggi più importanti pubblicati in Italia ricordiamo:
Pittura italiana del dopoguerra (Schwarz, Milano 1957), La Sposa messa
a nudo in Marcel Duchamp,anche (Einaudi, Torino 1974), Andrè
Breton, Trotsky e l'anarchia (1974, 3a ed. Roberto Massari, Roma 1997),
Almanacco Dada (Feltrinelli, Milano 1976), Man Ray, il rigore dell'immaginazione
(Feltrinelli, Milano 1977), Intensa anche l'attivit&eagrave; di poeta.
La prima raccolta è del 1945: Papier Hygiènique (Culture
et progrès, Alessandria d'Egitto). Seguirà Avant que
le coq ne chante (Pierre Seghers, Paris 1951). Da allora ha pubblicato
oltre quaranta raccolte di poesie tra le quali: Il reale assoluto,
illustrato da Marcel Duchamp e Man Ray (1964); Il reale dissoluto,
illustrato da César (1973); Mèta.morphoses, illustrato da Andrè
Masson (1976); I miei quattro punti cardinali, illustrato da Emilio
Tadini (2000); Ouverture, illustrato da Mimmo Paladino (2002); Ottava,
illustrata da Ceccobelli, Chia, Cucchi, Dangelo, Nespolo, Paladino,
Parmiggiani e Tadini (2004). Una mostra unica nel suo genere che offre
la possibilità di vedere attraverso i libri e le opere esposte
le correnti artistiche che hanno segnato la storia dell'arte, un viaggio
per riportare alla memoria gli anni più intensi vissuti dalla città
di Milano.
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20 aprile 2004 nell'ambito della mostra:
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" Lettrismo, Maurice Lemaître,
La lettre ".
STORIE E POETICHE DEL LETTRISMO
Un incontro con: Mirella Bandini, Sandro Ricaldone, Manuela Gandini.
" Storie e poetiche del lettrismo " un incontro che darà la
possibilità di potersi avvicinare ed approfondire questo fenomeno
artistico ancora in gran parte da scoprire, attraverso gli studiosi
che ne hanno vissuto le problematiche, per conoscere le molteplici
sfumature di questo gruppo fondato da Isidore Isou a Parigi nel 1945,
del quale Maurice Lemaître dal 1949 diviene il maggior divulgatore.
Mirella Bandini, storica dell'arte e critica di Torino e Sandro Ricaldone,
studioso e critico d'arte di Genova, focalizzeranno gli aspetti storici,
teorici e tecnico/creativi del Lettrismo e le sue influenze sull'Internazionale
Situazionista di Guy Debord; Manuela Gandini, giornalista e critica
d'arte di Milano, parlerà invece dell'influenza che il Lettrismo
ha avuto nello sviluppo dell'arte contemporanea.
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Dal 25 marzo al 30 aprile
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" Lettrismo, Maurice Lemaître,
La lettre ".
Il lettrismo rimane a tutt'oggi un fenomeno artistico ancora in gran
parte da scoprire, nonostante abbia contribuito in misura determinante
a configurare lo scenario delle avanguardie europee del secondo Novecento,
tenendo a battesimo artisti e teorici che avrebbero contribuito in
seguito allo sviluppo di tendenze artistiche come la Poesia Visiva,
la Poesia Sonora ed il Nouveau Realisme, non meno che a raggruppamenti
come L'Internazionale Situazionista. Maurice Lemaître conosce Isidore
Isou nel 1949 con il quale condivide immediatamente le idee estetiche
ed economiche, diventando da allora l'artista più impegnato
nella divulgazione dell'opera e del pensiero Lettrista. La base del
Lettrismo è la lettera presa come elemento originario, immediato
e indefinito dell'universo poetico. Tra le avanguardie del novecento
Il Lettrismo si caratterizza, per come unifica le discipline letterarie
e pittoriche partendo da un processo di frammentazione della parola
(scomposizione), insieme al suo accrescimento (l'ipergrafia, che associa
lettere e immagini) Derbylius presenta per la prima volta a Milano
un gruppo di 15 opere che prendono il titolo di Stencils, per il procedimento
di riproduzione a ciclostile, realizzate da Maurice Lemaître nel 1964,
periodo di pubblicazione della rivista " La Lettre, bulletin personnel
d'opinion et d'information ", corredate da una raccolta di pubblicazioni
originali dell¹epoca (libri, riviste e manifesti) che ricreano il
contesto storico della Parigi degli anni sessanta. La parola Stencils
se spezzata in Sten cils lascia emergere la radice cils che è
affine a ciselure, tecnica lettrista di cancellazione di immagini
e lettere da Lemaître usata in questi lavori. La ciselure, che cancella
parole e immagini ottundendone il senso, ha una funzione parallela
al dètournement, tecnica lettrista (di radice dadaista) di
svalutazione o di rovesciamento del significato delle parole, quindi
degli elementi culturali.
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20 marzo 2004
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Mascia Manunza
" A slice of sky "
Presentazione di un libro, un video, un oggetto mobile.
Mostra-evento in concomitanza con l'esposizione in corso all'Ambient Art Gallery di Amsterdam.
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Dal 21 febbraio al 10 marzo 2004
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LUCIANO CARUSO - " XENIA "
Xenia, legami o diritto di reciproca ospitalità o anche accoglienza ospitale.
Sensibilità offesa. Scarto. Stratificazione. Scrittura esilarata. Volontà di opporsi ai " tempi brutti ", in cui il nuovo branco di lupi cerca di mangiarti il corpo e la mente.
La presentazione di questo volume da Derbylius ricompone idealmente il legame esistito tra Milano e Napoli negli anni '60 nell'ambito della ricerca verbo visuale.
Questo piccolo volume di poesie lineari e visive offerte da Luciano Caruso agli amici per diramazione epistolare permette di conoscere un ulteriore lato della creatività dell'artista.
Voluto fortemente dagli stessi amici, XENIA rappresenta un'occasione di festa e di incontro tra tutti coloro che, a più livelli, hanno partecipato e continuano nella ricerca del fare poetico.
Luciano Caruso, nasce nel 1944, vive a Napoli sino al 1976 quando si trasferisce definitivamente a Firenze.
Luciano Caruso muore a Firenze il 16 dicembre del 2002, lasciando incompiute diverse opere, alle quali ha lavorato assiduamente sino alla fine.
In mostra libri, libri-opera, riviste e documenti originali.
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| 2003 |
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Dal 19 novembre 2003 al 31 gennaio 2004 |
"ICEBERG"
Vincenzo Ferrari, Francesca Gagliardi, Johan Peter Hol, Chi Choi Li, Roberto Ranghieri, Sara Scalas, Carlo Tognolina, Dario Tonaccia, Arianna Veneroni.
In questa esposizione la casa editrice ICEBERG, fondata nella primavera 2002 dagli artisti Vincenzo Ferrari, Johannes Peter Hol, Li Chi Choi, Roberto Ranghieri, Sara Scalas, Dario Tonaccia, Carlo Tognolina, Arianna Veneroni, a cui si è aggiunta recentemente Francesca Gagliardi, presenta per la prima volta 24 libri realizzati a mano dagli stessi artisti in un numero limitato di 15 copie per ciascun titolo.
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Dal 6 maggio al 18 luglio 2003
Prima edizione di: |
" LEGGERE, non leggere "
... libro d'artista e oltre
Aldeghi, Bentivoglio, Bertini, Baj, Bravi, Ciaccio, Calderara, Caminati, Caruso, Carrega, Carrà, Casiraghy, Ceolin, Corbaccio, Costa, Cuneo, Dangelo, Desiato, Diamantini, Duchamp, Etlinger, Fedi, Ferrante, Ferrari, Freddi, Gagliardi, Galliani, Gamba, Gangai, Ghersi, Greta, Guarnaccia, Gut, Isgrò, La Pietra, Lora Totino, Magri, Man Ray, Manunza, Martini Alberto, Martini Sandro, Menghi, Miccini, Munari, Neri, Parmiggiani, Paladini, Paladino, Pignotti, Pautasso, Pezzella, Pretolani, Roth, Sesma, Simonelli, Spazio, Squatriti, Somenzari , Vitone, Vautier.
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| 2002 |
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14 marzo: |
Karl Heinz Steck e Christine Brandi.
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| 2001 |
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6 giugno: |
RENZO OLIVA
"SCRAP ART" nel millennio a Milano.
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| 1999 |
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21 gennaio: |
FRANCESCA GAGLIARDI "Dentro l'armadio"
Personale.
Presentazione della cartella di incisioni realizzata con
ATELIER Quattordici Milano. (Esaurita).
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11 febbraio
30 aprile: |
UNA CERTA IDEA DI SCRITTURA
A cura di Roberto Borghi.
Catalogo Disponibile.
Scritture anomale
Francesco Garbelli e Luciano Pivotto
Scritture iconiche
Federico Simonelli e Antonella Mazzoni
Scritture d'uso
Marco Nereo Rotelli
Scritture testuali
Clara Bonfiglio e Giacomo Spazio.
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6 maggio: |
L'ASSENZA.
Guido Pautasso.
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13 maggio: |
ALBERTO CASIRAGHY - AFRO SOMENZARI
"I pensieri dell'uovo" - Opere precedenti.
Catalogo disponibile.
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| 1998 |
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26 marzo: |
FUTURDADA
Storia di una ribellione trasgressiva e critica all'ottimismo futurista da parte di un gruppo di giovanissimi artisti di ispirazione cosmopolita nell'Italia degli anni '20.
Catalogo di Daniela Palazzoli con un testo di Giovanni Lista (esaurito)
Nel corso della mostra "Serata di sperimentazione organolettica"
Pubblicazione e sperimentazione di
"Menù-cucina simultanea con ricette"
(in vendita) Upiglio Editore, Milano.
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20 maggio: |
GIANNETTO BRAVI "Napoli sei bella da morire"
Catalogo con testo di LEA VERGINE.
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25 giugno: |
CORBACCIO' "It all might finish here..."
Quadri e libri d'artista.
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10 settembre: |
VERONICA MENGHI "Tracce dell'invisibile"
a Cura di Rossana Bossaglia. Catalogo esaurito
in vendita:
"Acquari"
con sei incisioni dell'artista. Upiglio Milano.
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15 ottobre |
FELCE E MIRTILLO
Dalla beat Generation agli Indiani Metropolitani
A cura di Pablo Echaurren e
Guido Pautasso. Catalogo disponibile
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22 ottobre |
serata di presentazione del libro
GUIDO SARTORELLI "Punto di vista"
Cronache e riflessioni intorno a un'esperienza.
Presentazione di GILLO DORFLES.
Edizione in vendita
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19 novembre |
MERIDIANI-MERIDIANOS
Presentazione cartella incisioni e mostra collettiva
6 artisti italiani e 6 artisti brasialiani.
Cartella in vendita. ATELIER Quattordici Milano.
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| 1997 |
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18 febbraio
tedeschi |
NERI SERGIO PELO - Deutsche tage/Giorni
oggetti e sculture
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17 febbraio |
inaugurazione nuova sede Via Pietro
Custodi, 16
"FUORI IL FUTURO"
Milano-Mosca esperienze grafiche
d'avanguardia
Catalogo mostra in 2 volumi con
di Claudia Zonghetti e Roberto Borgi, stampato in
300 copie numerate, con copertina realizzata in
litografia nella stamperia di Giorgio Upiglio.
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29 aprile |
serata di presentazione libro d'artista.
ARTEMISIA VISCOLI "Il témpo"
Viaggio semifantastico ai confini del tempo
A cura di Lucilla Saccà. Upiglio Stampatore
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15 maggio |
serata di presentazione libro d'artista.
ALBERTO LUCIA e RAYMUNDO SESMA
"QUASI" - Bologna Edizioni Sintesi.
Presentazione di Giancarlo Vigorelli,
Giorgio Upiglio, Agostino Ferrari.
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3 giugno |
IMPRONTE COME VERIFICA CROMOSPAZIALE:
GUALTIERO MOCENNI.
Catalogo a cura di
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26 giugno |
serata di presentazione libro d'artista
IGNAZIO BUTTITTA. A purtedda da ginestra.
Due xilografie di Mimmo Paladino.
Franco Sciardelli Editore, Milano.
Presentazione e ricordo del poeta di Roberto Lejdi.
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25 settembre |
ROBERTO GAMBA - "fashion abusiva"
Fotografie e azione abusiva
Manifesto azione in vendita.
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30 ottobre |
GIACOMO SPAZIO - "Mio - tuo - nostro"
Quadri.
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4 dicembre |
UGO CARREGA [fra virtuale e materiale (infrathin,
infine) pagine digitali]
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11 dicembre |
serata di presentazione libro d'artista
OPERA PRIMA di Fabrizio Braghieri
Giorgio Upiglio Editore
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| 1996 |
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27 gennaio
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AL CONFINE DELLA PAROLA
Collettiva dedicata al libro d'artista
nel corso della mostra dal 16 al 19 gennaio
"HappeningsPoesiaSongs" |
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2 febbraio |
GIANNI BERTINI "L'extracomunitario"
ovvero cosa non si fa per vivere
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12 marzo |
ANNI '50 - mostra collettiva quadri.
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15 aprile |
LUCIANO CARUSO "Desideri"
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16/31 maggio |
VINCENZO PEZZELLA
AzionePoesiAmetropolitanA
Affissione locandine poesie in metropolitana Linea 1
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30 settembre |
LUCA CARRA'- "I volti dell'arte" 1986-1996
Fotografie
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29 ottobre |
ALESSANDRO RABOLINI - 9 sculture
Catalogo a cura di Roberto Borghi.
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| 1995 |
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12 gennaio
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FEDERICO DE LEONARDIS
"La voix de son Maitre"
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2 febbraio |
GIANFRANCO ZAPPETTINI 1960 - 1970
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2 marzo
Novanta |
PALADINI MARCO - Inizio seconda metà anni
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25 marzo
Editoriale |
FOLICALDI-MARINETTI Storia di un rapporto
Libri editi ed inediti
Pubblicazione del volume"Illuminazione dell'ora curiosa"
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20 aprile |
SILVIO PASOTTI - Oscurità di stanze.
Catalogo Electa.
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11 maggio
ZEICHEN |
IGNAZIO MONCADA opere con VALENTINO
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1 giugno |
ALAIN ARIAS MISSON - Trasparenze reciproche.
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12 giugno |
LUTHER BLISSETT
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12 settembre |
ROBERTO GAMBA- fotografie
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5 ottobre |
MAURO CEOLIN
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26 ottobre |
GIACOMO SPAZIO - Quadri come libri.
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| 1994 |
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9 febbraio |
FABIO SIRONI - Nel segno della satira
Ritratti e illustrazioni dal 1987 al 1994
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10 marzo |
DANGELO
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14 maggio |
SILVIO PASOTTI- Grand tour. Disegni 1980 - 1982
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15 settembre |
MAURO CEOLIN
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6 ottobre |
UGO CARREGA. "Gli opposti in cerca di riconciliazione"
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10 novembre |
MARINETTI, MAJAKOVSKIJ & Co.
A cura di Maurizio Scudiero
Libri e riviste d'avanguardia del futurismo italiano
e russo e del costruttivismo sovietico
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6 dicembre |
IL PULCINOELEFANTE
Alberto Casiraghy
Dipinti, disegni, edizioni
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| 1993 |
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23 febbraio
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50 DISEGNI DI CESARE ANDREONI
Illustratore di guerra
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28 aprile |
ITALO ZETTI- Pittore, xilografo, illustratore.
Catalogo con testo di Rossana Bossaglia
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27 maggio |
SERGIO RUZZIER - disegni e acquarelli
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20 ottobre |
PALADINI MARCO "Eterno mascolino"
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25 novembre |
LE EDIZIONI PULCINOELEFANTE SONO OSPITI DEL
SIGNOR DERBYLIUS
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| 1992 |
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11 novembre
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Inaugurazione libreria-galleria sede di Milano, Via Dei Piatti 6
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11 novembre |
ILLUSTRATORI ITALIANI DEL PRIMO '900
Amisani, Bonzagni, Cambellotti, Terzi, Sacchetti, Dudovich, Salvadori, Galli.
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